Emilia Neri | Psicologa Psicoterapeuta

Oggi, 9 marzo, è l’anniversario del primo lockdown. A un anno da questo evento,  possiamo soffermarci a riflettere su cosa è cambiato da un punto di vista psicologico.

I dati che emergono dalle ricerche sono molto impegnativi.  

Secondo una ricerca condotta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, il 18%  della popolazione italiana è colpita da depressione e il 40% dall’ansia. Questo  aggravamento della salute psicologica delle persone può essere dovuto alla paura per il  covid, al vivere una vita con molte limitazioni rispetto a prima e, soprattutto, alle  incertezze sul futuro, soprattutto da un punto di vista economico. 

Inoltre, abbiamo assistito a un aumento dell’utilizzo di psicofarmaci, in particolare  ansiolitici e antidepressivi. Questo è anche dovuto alla carenza di supporto psicologico:  basti pensare all’assenza di figure come gli psicologi di base.

Nella nostra società è  ancora troppo radicata l’idea che il problema psicologico sia in realtà un problema  esclusivamente cerebrale. Non si tratta di demonizzare i farmaci, ma di superarli come  unica o fondamentale risposta offerta ai cittadini.

Andare dallo psicologo è ancora un  tabù, si pensa che questa figura curi la malattia mentale, mentre il focus del supporto  psicologico è la promozione della salute e delle risorse delle persone.

Tempo fa ha fatto notizia la scelta del Belgio di istituire la figura del knuffelcontact, il  “compagno di coccole”, o meglio una persona fra le tue conoscenze autorizzata a  frequentare casa tua. Per quanto il nome possa fare sorridere, questa è una misura seria,  presa per salvaguardare la salute mentale delle persone durante il lockdown e per ovviare  al problema della solitudine.  

Questi dati, che a un primo impatto possono allarmare, vanno contestualizzati. 

Per esempio, dobbiamo considerare che le notizie che vengono diffuse maggiormente  hanno una valenza negativa, ottenendo l’effetto di alimentare vissuti di ansia e paura.  Ancora oggi viene dato troppo poco spazio a quelle notizie che possono ispirare un  cambiamento o contribuire a stimolare una riflessione. Inoltre, è vero che queste  problematiche sono in aumento, ma è vero anche che vengono attenzionate  maggiormente rispetto al passato.  

La pandemia e le sue conseguenze non hanno fatto altro che accentuare delle fragilità e  delle problematiche che erano già presenti nella maggior parte delle persone.

Questa situazione ha contribuito a dare rilevanza alla salute psicologica delle persone e a quanto  il nostro paese sia inadeguato a rispondere a questo bisogno. Ci deve fare ben sperare il  fatto che sempre di più si parli dell’importanza della salute psicologica, paragonata ormai  a quella fisica, la quale prima veniva vista come prevalente. Sempre più persone riescono  a fare “coming out” riguardo il loro malessere psicologico e questo lo dobbiamo proprio al  fatto che, piano piano, si sta radicando l’idea che la salute mentale è un diritto  dell’individuo. 

Per quanto riguarda, invece, più direttamente il tema lockdown, voglio parlare di quelle  persone che sono riuscite a sfruttare l’isolamento in modo efficace, mettendo in atto  strategie diverse e scoprendo parti di sé che prima trascuravano. Persone che hanno  avuto il coraggio di chiedere aiuto a familiari, amici o professionisti della salute mentale.  Persone che hanno deciso di sfruttare il tempo in compagnia di sé stessi per tirare le  somme della loro vita in modo da acquisire più consapevolezza. Persone che sono  riuscite a dirsi “prima pensavo di vivere bene, pensavo che la mia fosse una bella vita,  questo lockdown mi ha costretto a rifletterci e mi sono reso conto che non era così”. 

Sono storie di cui i media parlano poco, che avvengono in punta di piedi, ma esistono,  accadono, e io stessa ho avuto la fortuna di sentirne alcune. 

Questo articolo non vuole sminuire le difficoltà che porta la situazione che stiamo  vivendo, ma vuole fornire una prospettiva diversa rispetto a quella che sentiamo ogni  giorno in televisione o che leggiamo sui giornali (altrimenti, tanto valeva non scriverlo  neanche, no?).  

Affrontare il proprio malessere non è facile, ma una volta che si ha consapevolezza si può  scegliere di cambiare cosa ci fa stare male nella nostra vita e cercare di individuare  strategie più funzionali per migliorare il nostro benessere e, di conseguenza, anche quello  delle persone che abbiamo intorno e che per noi sono importanti.