Emilia Neri | Psicologa Psicoterapeuta

Intervista trascritta per Hub Sicilia su Video mediterraneo 

Giornalista: Il 10 marzo è stato un anno esatto dal primo lockdown e ci troviamo ancora in un momento  di restrizioni in cui il ritorno alla vita di prima sembra ancora lontano. 
Come possiamo affrontare, ancora, questo periodo?  

E.N.: Il Covid ha ribaltato tutti gli aspetti della nostra vita. Ci ha costretto ad adattarci a dei cambiamenti  che prima vedevamo solo nei film e nelle serie tv.  

Il consiglio generale per affrontare questa situazione, che poi deve essere adattato alle  esigenze del singolo, è quello di costruirsi una routine, ovvero stilare una lista di tutto ciò  che si ha bisogno di fare ogni giorno, dal punto di vista domestico, personale e  professionale. Queste azioni, ripetute giorno dopo giorno, possono aiutare a dare senso e  struttura alle giornate che dobbiamo passare in casa.  


Giornalista: Entriamo più nello specifico. Che consiglio possiamo dare alle varie fasce della
 popolazione, che hanno esigenze diverse?  

Per esempio famiglie con bambini e adolescenti?  


E.N.:
Facciamo una premessa: tutti i consigli che posso dare sono generici e vanno poi
 conformati al modo di pensare, di vivere e alle situazioni di ogni persona. Alcune ricerche hanno sottolineato che la quarantena potrebbe aver portato, in alcuni  bambini e adolescenti, un aumento di vissuti di ansia, incertezza e paura, in particolare  per la salute dei propri genitori. Innanzitutto è fondamentale comunicare con loro  sull’attuale pandemia in base al loro livello di maturità e alla loro capacità di comprendere  la crisi. Inoltre, è importante limitare l’esposizione alle notizie riguardanti il coronavirus. Per quanto riguarda i bambini più piccoli, è probabile che questi richiedano più attenzione  ai loro genitori, soprattuto nel momento di andare a dormire. Per evitare ciò, i genitori  potrebbero passare più tempo con i bambini durante la giornata, magari approfittando di  una pausa di 10/15 minuti dal lavoro (se in smartworking, ovviamente). Inoltre, è  importante fornire ai bambini una corretta routine per non alterare il ciclo sonno veglia,  inserendo momenti durante la giornata per leggere, giocare e svolgere attività fisica in  casa, nei limiti del possibile. 

Per quanto riguarda gli adolescenti, questi sono in un momento cruciale per la  costruzione della loro identità. I genitori possono considerare la quarantena come  un’opportunità per insegnare loro a prendersi alcune responsabilità, come cucinare,  gestire il denaro, organizzare la loro stanza, imparare a fare la lavatrice e così via. Inoltre, sempre per lo stesso scopo, i genitori possono includere gli adolescenti nel  processo decisionale, per esempio riguardo l’utilizzo di internet, cercando di negoziare un  limite di tempo. 


Giornalista: E per gli studenti universitari e lavoratori in generale?
 

E.N.: Gli studenti universitari hanno visto stravolta totalmente la loro esperienza universitaria.  L’ansia e lo stress universitario sono rimasti, anzi in alcuni casi aumentati, perché, per  esempio, può capitare che gli esami possono essere guardati da molte più persone e  questo contribuisce ad aumentare l’ansia dell’esaminando. 
Il consiglio è di non pensare all’esame come a una prestazione, ma come una verifica di  competenze. Molti datori di lavoro guardano più alle competenze che al voto in sé.  Bisogna pensare al fatto che l’esame è fattibile e non bisogna focalizzarsi sulla paura di  non passare l’esame, in quanto questo porterebbe con più probabilità a fallire. I giovani lavoratori e adulti, invece, hanno altri problemi, come per esempio lo stop  lavorativo che ha coinvolto interi settori e questo influisce sulla psiche, ovviamente. Innanzitutto dobbiamo ricordare a noi stessi che farsi prendere dal panico non ci permette  di individuare strategie funzionali per migliorare il nostro benessere o di quello di chi  abbiamo intorno; inoltre è necessario acquisire la consapevolezza che l’unico tempo su  cui possiamo intervenire attivamente è il presente. È importante mantenersi in contatto  con gli altri, utilizzando i social e programmi come Skype, ed eventualmente richiedere  sostegno psicologico. Infine, è possibile sfruttare il tempo a disposizione in modo  nuovo: leggere i libri che accumuliamo nell’angolo ma a cui non abbiamo mai tempo di  dedicarci, riprendere in mano la chitarra riposta a prendere polvere in soffitta, iniziare un  nuovo hobby, come il disegno o la pittura oppure dedicarsi maggiormente alla propria  famiglia. 


Giornalista: E gli anziani?
  


E.N.:
L’impatto che queste restrizioni hanno avuto sugli anziani è particolare proprio per una
 situazione di maggiore “fragilità” fisica e cognitiva. Avendo una prospettiva del futuro  inevitabilmente più ristretta, le rinunce imposte dalla pandemia, come la mancata  partecipazione ad un compleanno di un familiare, diventano più dolorose. Alcuni consigli  riguardano il mantenere il più possibile le proprie abitudine, incoraggiando l’anziano a  muoversi, nel limite del possibile, in giardino o in balcone, se presente oppure in casa;  istruirli all’utilizzo di videochat per mantenere i contatti con i familiari; infine, incoraggiarli a  esprimere i propri stati d’animo, rassicurandoli sul fatto che le emozioni di paura, tristezza  e rabbia sono normali e comuni in tutte le persone.  

Inoltre, segnalo l’esistenza di un numero verde, presente nel sito del ministero della salute,  che offre ascolto e supporto psicologico agli over 65. 


Giornalista: Un messaggio finale?
 


E.N.: Se siete in una situazione di malessere psicologico, siate coraggiosi e chiedete aiuto ai
 professionisti della salute mentale. Sdoganiamo questo stigma, sempre più persone  riescono a fare “coming out” riguardo il loro malessere psicologico e questo lo dobbiamo  proprio al fatto che, piano piano, si sta radicando l’idea che la salute mentale è un diritto  dell’individuo.